Un viaggio in tre workshop per ritrovare la verità del gesto e la bellezza del movimento: dai gesti quotidiani, alla ginnastica, fino alla danza. Un approccio unico che riporta in noi il senso dell’unità, anche in un mondo che rimane frammentato, scioglie le tensioni che il corpo trattiene e risveglia la presenza profonda che abita in ogni movimento.
Un’esperienza che ricongiunge materia e anima attraverso il linguaggio sacro dell’ascolto.
Un percorso che ti riconduce alla tua origine, al luogo più autentico: te stesso.
In questo percorso non viaggeremo “fuori”, ma “dentro”: nelle articolazioni, nei limiti, nei nodi, nei silenzi.
Come una navicella, il corpo ci accompagna senza fretta, senza giudizio, perché conosce la rotta del ritorno: quella che dalla frammentazione conduce, passo dopo passo, a momenti di integrità, a brevi ma intensi istanti in cui tutto si allinea.
Non è fantasia. È geometria sottile, è scienza del gesto, è architettura dell’essere.
E quando questa navicella interiore funziona, il movimento non disperde: orienta.
Allora si percepisce soltanto la direzione giusta.
Il dolore è complesso, perché lo sentiamo solo dopo che tutte le sue motivazioni , dal livello più profondo, più emotivo, più sottile si sono manifestate. Può avere origini che risalgono a vite passate, alla genetica, allo stile di vita. Quando il dolore arriva, è come un sunto del tutto: è la voce di tutte queste dimensioni insieme.
Dobbiamo prenderne coscienza, perché troppo spesso valutiamo soltanto la macchinacorpo nel momento presente, ma il dolore è molto più profondo: è un grido, un messaggio che chiede di essere ascoltato.
Mi rifaccio al quadro di Munch , “L’urlo”: un’opera che un tempo non amavo esteticamente, ma che oggi mi commuove profondamente. In quell’urlo lui ha unito un dolore universale, un urlo che appartiene a tutta l’umanità. Il dolore è proprio questo: un grido universale, perché siamo nati in un mondo in cui tutto ha un inizio e una fine, e perciò il dolore ci accompagna
sempre.
Il dolore è come una sveglia che ci ricorda che non siamo solo una macchina, ma un corpo animato, capace di parlare, di esprimere, di chiedere attenzione.
Se comprendiamo che il dolore ha una matrice profonda, una radice che affonda nella condizione stessa dell’essere
umano possiamo iniziare a vederlo come un linguaggio. È genetico, psicologico, legato allo stile di vita e al modo in cui i nostri neuroni comunicano: la neuroplasticità, infatti, lavora anche su queste dimensioni.
È importante comprendere quanti microtraumi e danni possano provocare la perdita della consapevolezza corporea. Quanti di noi sono consapevoli dell’universo che si cela dietro la “verità del gesto”, ovvero quella qualità di movimento in cui mente, corpo e ambiente sono in armonia.
Il dolore trova un “terreno” fertile quando non siamo più presenti nei nostri movimenti e dimentichiamo i piani che rappresentano la nostra posizione nello spazio, nonché gli assi intorno ai quali ogni movimento si organizza. Di conseguenza, il corpo inizia a muoversi in modo meccanico e automatico.
In questo stato, i gesti perdono la loro autenticità, il movimento diventa frammentato e rigido, e il corpo, per adattarsi, crea tensioni e compensazioni in altre zone.
Con il tempo, queste alterazioni si trasformano in dolore, segnale che il corpo usa per ricordarci la necessità di ritrovare la sua verità originaria: un movimento integrato, fluido e consapevole.
Viviamo in una società in cui siamo costretti a ripetere gesti, ruoli e obblighi che molte volte non rispecchiano i nostri autentici desideri. L’origine profonda del dolore racchiude una matrice spirituale. L’essere umano conserva in sé il ricordo del paradiso e dell’unità con il Creatore, ma vive in una dimensione segnata dalla perdita di quel legame.
Questo divario interiore genera disagio. Oggi, più che mai, abbiamo dimenticato il desiderio di ricongiungerci a quell’unità: più ci allontaniamo da essa, maggiore è il malessere che sperimentiamo.
Guardiamo, ad esempio, la fibromialgia: è la malattia del dolore puro, del dolore che non trova una causa apparente. È il simbolo di una società che ha perso il senso, la matrice, l’origine di sé stessa.
Un corpo che vive in questo stato inconsapevole rimane costantemente in protezione. I muscoli si chiudono, si induriscono, diventano mura che impediscono di entrare in profondità.
La maggior parte delle persone vive in una contrazione.
Quando il corpo torna a parlare, la vita torna a fluire.
Nel Metodo Ronit® il movimento non è solo un esercizio da eseguire, ma un linguaggio da ritrovare.
Attraverso il lavoro sulla qualità del movimento, il corpo torna a essere casa, radice, presenza.
Questi sono alcuni dei benefici che i partecipanti sperimentano lungo il percorso.
Il lavoro sul movimento libera tensioni stratificate nel tempo. Spalle, schiena, bacino e articolazioni ritrovano mobilità senza forzature, recuperando l’estetica e la grazia del gesto.
Il corpo torna a muoversi con continuità e armonia.
Scompare la frammentazione del gesto, ritorna la naturalezza del movimento.
La postura cambia nel tempo, senza imposizioni.
La colonna si riallinea, il corpo si allunga, il punto vita si ridefinisce.
Quando il corpo si decontrae, anche il respiro si apre.
Il movimento diventa nutrimento invece che sforzo.
Ogni gesto smette di essere confuso o automatico. Il corpo impara a muoversi con direzione, chiarezza e intenzione.
Il lavoro non produce solo un effetto momentaneo, ma un cambiamento progressivo, stabile e duraturo nel corpo.
Nel Metodo Ronit©, la navicella non è un simbolo casuale. È l’immagine archetipica di un mezzo creato su misura per attraversare stati di coscienza.
Un veicolo sottile, geometrico, vivo. Non vola nel cielo, ma naviga tra i livelli dell’essere.
La navicella non si compra né si eredita. Va costruita, attivata, abitata.
Richiede ascolto, presenza, studio, ma soprattutto un’intenzione pura: ritrovare l’essenza.
È un mezzo interiore, ma anche una forma energetica che, attraverso il movimento, prende corpo e direzione.
Ogni gesto diventa parte della navicella. Ogni articolazione, una finestra. Ogni respiro, una rotta.
La navicella è il corpo quando ritorna a essere strumento animico, non solo struttura biologica, ma contenitore sacro del viaggio.
- Ronit Mandel Abrahami -
Costruisci la tua navicella interiore:
un mezzo vivo fatto di ascolto, radicamento e consapevolezza.
Scopri come:
il corpo diventa strumento di viaggio,
la terra ti radica,
il cielo ti eleva,
la coscienza guida ogni gesto.
Un percorso che unisce materia e spirito.
Gli assi come mappe della coscienza:
verticale (elevazione), orizzontale (radicamento), diagonale (integrazione).
In questo workshop impari a:
percepire le linee interne del movimento,
dare forma al gesto attraverso geometria e sensibilità,
unire corpo, logica, arte e spiritualità.
Il movimento diventa linguaggio sacro.
Il velo come soglia tra visibile e invisibile:
copre, rivela, protegge e invita alla trasformazione.
In questo viaggio scoprirai:
l’antica simbologia del velo nelle culture sacre,
il gesto di coprire e svelare come rito interiore,
la danza come rivelazione dell’anima.
Un’esperienza di rinascita simbolica.
Nel nostro percorso, useremo due test di consapevolezza:
Un test iniziale, che lascia spazio alla libertà espressiva.
Un secondo test facoltativo, dopo i tre seminari, per chi desidera osservare i cambiamenti nello stato di coscienza, nella percezione e nell’integrazione del proprio sentire.
Un viaggio per chi vuole abitarsi, riconoscersi e tornare all’essenziale.
- Ronit Mandel Abrahami -
Il primo incontro sarà un viaggio meraviglioso, per percepire gli attimi di integrità tra corpo, materia e anima.
Insieme costruiremo la Navicella, un mezzo prezioso che ci permetterà di intraprendere un viaggio nei meandri del corpo.
Il corpo diventa così una navicella vivente. Ogni movimento è un atto di coscienza, Nel muoverci, impariamo a sentire la densità della terra e la leggerezza del cielo, a riconoscere che ogni spinta verso l’alto ha bisogno di una radice che la sostenga, e che ogni immersione nella materia è un passo verso la spiritualità.
Questo magico intreccio tra anima e corpo ci farà vivere l’armonia del movimento in tutti i suoi aspetti.
Ogni viaggio, che si svolga nel regno dello spazio interiore e spirituale o in quello esteriore e materiale, richiede un mezzo adeguato.
Quando desideriamo attraversare il mondo costruiamo navi, treni, aerei. Ma chi ci ha mai insegnato a costruire la navicella che ci serve per viaggiare dentro di noi? Nella vita, spesso, ci vengono consegnati mezzi prefabbricati: pensieri stereotipati, schemi culturali, idee già pronte che sostituiscono l’esperienza diretta.
Per giungere a un autentico incontro con la nostra essenza, è imperativo dar vita a una navicella magica, realizzata attraverso consapevolezza, ascolto e tutta la vitalità che scaturisce dalla nostra cellula divina. Questa navicella non rappresenta semplicemente un mezzo di trasporto; è, di per sé, uno stato di coscienza elevata.
L'evoluzione di questo percorso comporta un profondo lavoro sul corpo, che si estende dalla ginnastica creativa e consapevole alle basi della danza mediorientale sacra. Le nostre capacità di isolare i movimenti attraverso l'uso delle articolazioni e dei muscoli scheletrici si manifestano in un'esperienza che vive l'unità del corpo, oscillando tra isolamento e integrità.
È importante comprendere che non è possibile ascendere e elevare la coscienza senza una profonda comprensione della materia, un processo che richiede un autentico scavo interiore. È proprio in questo contesto che si delineano gli assi fondamentali del nostro tragitto. L'asse verticale simboleggia l'elevazione, l'ascesa verso piani superiori di coscienza; l'asse orizzontale, al contrario, rappresenta l'impegno di approfondire le radici della nostra essenza.
Così, vi troverete a vivere attimi di integrità, dove l'anima, infinita e immutabile, si fonde in un abbraccio armonioso con la materia, rivelando la sacralità del connubio tra l'universo interiore e quello esteriore.
Durata: 3 h · Modalità: dal vivo
La coscienza degli assi può essere esplorata sia dal punto di vista meccanico che da quello spirituale e esoterico. In un contesto meccanico, gli assi sono elementi fondamentali che collegano le varie parti di un sistema, giocando un ruolo cruciale nel movimento e nella stabilità. Comprendere come gli assi interagiscono con le forze esterne è essenziale per il funzionamento complessivo di qualsiasi meccanismo.
D'altra parte, dal punto di vista spirituale e esoterico, gli assi assumono un significato elevato. Possono simboleggiare percorsi di crescita personale e le connessioni tra le diverse dimensioni della nostra vita. In questa ottica, gli assi sono visti come canali attraverso cui fluiscono delle magiche frequenze. Essi suggeriscono l'importanza di perseguire un equilibrio interiore tra il corpo e la logica razionale, in armonia con la dimensione spirituale, al fine di raggiungere un autentico benessere olistico.
In sintesi, la coscienza degli assi ci invita a esplorare sia la meccanica del mondo fisico che le dimensioni più elevate della nostra esistenza.
Gli assi delineano il luogo del movimento, rivelando così il bisogno intrinseco del corpo di esprimersi attraverso il linguaggio della perfezione geometrica. Sebbene il mondo materiale sia lontano dall'ideale di perfezione, è attraverso un cammino consapevole che possiamo avvicinarci all'unità e sperimentare attimi di integrità, nei quali creatività, arte, logica e intelligenza si manifestano attraverso il potente linguaggio del movimento. Questo linguaggio, ricco e profondo, ci consente di esplorare dimensioni inedite dell'esistenza e di comunicare con una forza che trascende le parole. Gli assi del corpo rappresentano i centri invisibili del movimento, le linee interiori che dividono e allo stesso tempo uniscono.
Ogni gesto prende forma intorno agli assi, come una danza tra gli opposti, che si dividono e si abbracciano.
Oltre alla loro funzione anatomica, queste linee racchiudono una valenza simbolica di straordinaria profondità. Esse conferiscono un nuovo significato al movimento, in cui, attraverso l'equilibrio tra forza e grazia, si narra l'universo emotivo che alberga in ciascuno di noi. Questa fusione di dimensioni fisiche e simboliche non solo arricchisce l'esperienza motoria, ma si fa portatrice di emozioni e significati che travalicano il corpo stesso, svelando la connessione intrinseca tra il movimento e l'anima.
Nella danza, l’asse verticale rappresenta la spinta verso l’alto, il legame con il cielo e la dimensione spirituale; l’asse orizzontale, invece, ci riporta alla terra, alle radici e alla maternità della materia.
All’altezza dell’ombelico, dove cielo e terra s'incontrano, si trova il centro dell’essere umano, punto di equilibrio tra forze opposte, luogo in cui spirito e materia si riconciliano.
Nella Cabala, l’asse verticale è associato all’Albero della Vita, la colonna centrale del mondo, simbolo dell’equilibrio tra le dimensioni.
Questo asse unisce le realtà terrestri a quelle celesti e rappresenta la via di ascesa della coscienza: come il tronco che collega le radici al cielo, il corpo umano trova in esso la propria direzione evolutiva.
Quando gli assi vengono percepiti e abitati con consapevolezza, il movimento diventa puro, profondo, radicato e insieme leggero.
La bellezza del gesto non nasce dalla forma esterna, ma dal suo centro: da quella linea invisibile che tiene unito il corpo e lo orienta nel dialogo tra cielo e terra.
Gli assi si configurano come delle autentiche guide. L'asse verticale ci conduce verso l'elevazione, l'espansione e la grazia; esso rappresenta un'inclinazione innata verso l'alto, verso la luce e l'illuminazione. D'altro canto, l'asse orizzontale ci invita a sondare le profondità della materia e a riscoprire le nostre origini più autentiche.
In questo contesto, gli assi del corpo verticale, orizzontale e diagonale si trasformano in mappe della nostra coscienza. Quando l'asse verticale si intreccia con quello orizzontale, si genera un momento di integrità sublime: è in questo istante che l'anima infinita, portatrice di aspirazioni eteree, si confronta con la densità della materia. E così, la materia stessa, toccata dalla coscienza, inizia a respirare, ad animarsi di una nuova vita, rivelando la connessione profonda tra il divino e il terreno, tra l'ideale e il reale.
Durata: 3 h · Modalità: dal vivo
Arthur Schopenhauer nel suo trattato “Il mondo come volontà e rappresentazione” sostiene l'impossibilità da parte dell'uomo di conoscere la realtà nella sua autentica essenza. “ È Maya il velo ingannatore che avvolge il volto dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista né che non esista; perché ella rassomiglia al sogno rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia alla corda gettata a terra, che egli prende per un serpente.”
Hijab”, il termine arabo utilizzato per designare il velo (letteralmente “separazione”), può essere riferito sia a un capo che nasconde il corpo femminile, sia a uno spazio segregato come l’harem. In origine la locuzione “velo” era utilizzata per indicare la tenda; la parola neopersiana “chador” si riferiva, infatti, proprio alla tenda usata dai nomadi per ripararsi.
Nel nostro bagaglio culturale il velo ha determinate caratteristiche legate alla finezza e alla trasparenza del tessuto, ma ciò rappresenta solo un aspetto, perché il velo è altresì un panno o un tessuto di diversi spessori che fa parte di un linguaggio simbolico legato al gesto di coprire e scoprire, separare e unire.
Degno di nota è l’aspetto dualistico del velo, impiegato per nascondere il corpo della donna ma, contemporaneamente, per aumentare il mistero del femminile nell’ambito della danza, conferendo sensualità e fascino alla ballerina.
Secondo l’usanza dell’antico Medio Oriente, il velo era prerogativa esclusiva delle donne appartenenti al ceto alto. Popolane e prostitute non erano tenute a indossarlo, perché avrebbero rischiato provvedimenti e percosse da parte delle autorità. Progressivamente, l’obbligo di indossarlo venne esteso a tutte le donne per nasconderne la femminilità.
Risalire all’origine dell’uso del velo attraverso documentazioni storiche è interessante, ma è ancor più importante indagarne l’aspetto simbolico. Il simbolo conduce alla verità in modo sottile, costituendo la base della conoscenza di qualsiasi società umana. Esso mette in relazione le cose, anche le più lontane, e richiama valori complessi e interiori non immediatamente manifesti nel linguaggio comune.
Il velo, dunque, non “significa”, ma evoca e concentra, offrendo la possibilità di scoprire ciò che si nasconde dietro le cose.
Il linguaggio simbolico consente di elaborare e ampliare idee senza limiti, aprendo la conoscenza a dimensioni più profonde.
Le interpretazioni del velo sono molteplici: esso può rappresentare la velatura pittorica, la memoria e la traccia delle cose, la verginità o il lutto, la sensualità e il confine tra Eros e Thanatos, la separazione tra mondi ultraterreni e metafisici, il confronto tra Oriente e Occidente, fino alla sua valenza contemporanea come segno culturale e antropologico.
L’antica sapienza hindu lega il “velo di Maya” all’illusione che avvolge la realtà. Maya è la forza che copre le cose e impedisce all’uomo di vedere la vera essenza del mondo: è un velo metafisico che separa l’essere umano dalla conoscenza ultima.
L'idea del velo, pertanto, riveste un'importanza imprescindibile: essa offre all'individuo una salvaguardia dalla percezione di ciò che non è ancora in grado di contemplare, permettendogli così di vivere appieno e progredire nel cammino della propria evoluzione spirituale.
Per la filosofia indiana, il velo è una soglia, non una barriera: ciò che separa, ma anche ciò che permette di vedere oltre, attraverso la trasparenza dell’illusione.
Prima di affrontare il tema del velo nella danza, è utile comprendere la sua funzione simbolica nelle diverse culture. Dall’ebraico-araba alla greco-romana, il velo è sempre stato un elemento di transizione tra sacro e profano. Simboleggia l’ignoranza che avvolge l’uomo; durante la danza questo mantello viene tolto, rivelando un abito bianco, simbolo di rinascita spirituale.
Il gesto di coprire e scoprire il corpo si lega così alla sacralità del mistero. Nelle antiche culture orientali il nodo del velo o della fascia rappresentava l’unione tra maschile e femminile, Terra e Cielo, Luna e Sole. Il corpo, attraverso questi gesti simbolici, partecipava al ritmo cosmico della nascita, della crescita, della morte e della rinascita.
Il velo, dunque, da semplice accessorio esteriore, diventa un segno di consapevolezza: un invito a riscoprire il corpo come parte integrante dell’anima.
Così, nella danza, il velo smette di essere ornamento per diventare strumento di conoscenza, ponte tra visibile e invisibile, tra limite e libertà.
Dalla Cabala all’induismo, dal sufismo al mondo greco-romano, il velo appare come simbolo del limite che custodisce il mistero.
Durata: 3 h · Modalità: dal vivo
Nella mia esperienza di fisioterapista, ho potuto osservare ciò che è accaduto dentro di me: come, attraverso l’esercizio, siano mutate le forme, le linee, l’assetto stesso del corpo. È una base solida che trasforma la ginnastica e la danza, rendendole strumenti vivi di crescita.
Dott.ssa Paola Dolfi
Fisioterapista e Insegnante del Metodo Feldenkrais®
Testimonianza della Dott.ssa Paola Dolfi (Fisioterapista e Insegnante del Metodo Feldenkrais®)
Mi chiamo Paola Dolfi. Sono fisioterapista, insegnante certificata del Metodo Feldenkrais® e appassionata del Metodo Ronit©, per una serie di coincidenze e intuizioni, sono arrivata a porre delle domande a Ronit.
Durante il mio percorso come figura sanitaria ed esploratrice di diversi metodi corporei, ho continuato a avvertire un senso di vuoto e molte domande senza risposte. Ho sentito che un argomento così complesso non potesse limitarsi a schemi che escludono la parte misteriosa e sconosciuta del corpo e la gestione del movimento.
Il Metodo Ronit© mi ha aperto a un linguaggio nuovo, rivolto al corpo ma anche alla persona nella sua integrità. In molte discipline si parla di isolamento, di differenziazione, di consapevolezza, di energia e di ascolto.
Senza una comprensione profonda, l’assimilazione di termini e concetti, privi di un’autentica esperienza, rimane superficiale. È soltanto attraverso un percorso che attraversa i diversi livelli della conoscenza e della percezione, che si traducono in piani di coscienza sempre più elevati, che si può sperimentare un cambiamento reale e significativo. Altrimenti, tali nozioni rischiano di rimanere meri schemi privi di un valore intrinseco, incapaci di generare una vera trasformazione interiore.
Voglio citare Ronit, perché questo concetto è stato il punto di svolta.
“Senza un mezzo che ci porti nella giusta frequenza di coscienza, tutto resta concetto, non esperienza. Il corpo ha bisogno di essere educato a sentire, come il sordo ha bisogno dell’apparecchio per udire. Solo allora l’ascolto diventa reale: non più mentale razionale, ma incarnato, vivo, presente.”
Tutto ciò che esiste nel mondo è formato da strati diversi. Ogni cosa, che sia visibile agli occhi o nascosta, può essere interpretata come una rappresentazione di questi vari livelli. Questi strati possono riferirsi a diversi aspetti della realtà, come il fisico, l’emotivo, il mentale e il spirituale.
In questo senso, ogni cosa intorno a noi può rivelare significati più profondi e connessioni che vanno al di là della semplice apparenza.
Così come gli strati muscolari si rivelano solo attraverso un lavoro di coscienza, anche la vita chiede di essere attraversata, toccata e compresa, strato dopo strato, fino a sentire l’essenza che respira in tutto.”
Il corpo cerca costantemente equilibrio e dialogo, ma spesso non lo ascoltiamo. Questo concetto, che non ci viene realmente spiegato, è diventato per me una chiave di guarigione e di conoscenza.
Ho iniziato un percorso di cambiamento del linguaggio del corpo e dell’approccio al corpo con il metodo Feldenkrais®, che mi ha dato un salto di qualità rispetto a quando ero solo una fisioterapista.
Poi, con il Metodo Ronit©, ho compreso quanto il linguaggio del corpo sia infinito. Non si tratta solo di frasi come “vivo qui”, “sento”, “sto nel presente”, che rischiano di diventare semplici slogan se non vengono realmente incarnate.
Con questo metodo, invece, ho iniziato a capire il senso attivo e pratico della consapevolezza corporea, che prima per me era più razionale, più logica.
Ho percepito che il linguaggio del corpo non si ferma alla dimensione fisica: è un linguaggio che parla oltre il corpo, che tocca altri piani dell’essere , emotivi, energetici, spirituali.
È come se il corpo, attraverso quei movimenti e quella nuova qualità di ascolto, avesse trovato finalmente una voce per dire ciò che la mente non riusciva più a esprimere.
Durante gli ultimi anni ho vissuto una sensazione di blocco profondo. Ho fatto diversi tentativi: mi sono rivolta a colleghi fisioterapisti, Insegnanti Feldenkrais e medici, perché soffrivo di una lesione ai tendini del sovraspinoso e sottospinoso, e di altri muscoli della spalla sinistra. Questa condizione mi aveva praticamente fatto perdere l’uso del braccio, tanto era il dolore che provavo.
Durante una videochiamata, Ronit mi disse subito: “Cosa è successo alla tua spalla sinistra? C’è qualcosa che non va.” Vedeva la contrazione, la limitazione del movimento, e portò la sua attenzione su quella parte, ma non focalizzandosi sulla sofferenza e sulla limitazione articolare o al tentativo di “guarire” a tutti i costi. Mi propose di esplorare, attraverso un diverso linguaggio presente nel Metodo Ronit©, la possibilità di recuperare una coscienza del mio corpo che avevo perso nel tempo.
Fin da subito ho percepito un’attenzione profonda, non solo verso la mia spalla, ma con un approccio che mirava al concetto di integrità.
Le lezioni duravano spesso più di un’ora, e quell’ora era un tempo di cura globale: corpo, emozioni, spirito. Il suo modo di guidarmi toccava anche aspetti spirituali e di elevazione dell’anima, che in quel periodo stavo cercando e che mi hanno dato risposte importanti.
Il suo metodo mi ha fatto comprendere che il lavoro sul corpo non è mai solo fisico. Attraverso il linguaggio del movimento e la geometria interiore del corpo, Ronit mi ha accompagnata a sciogliere la spalla, ma anche a dissolvere la nebbia interiore che mi avvolgeva.
Abbiamo lavorato su concetti come spazio, contrazione e decontrazione, partendo dalla cellula fino ai muscoli. Ho imparato a percepire le connessioni sottili tra le parti, a sentire come ogni gesto nascesse da un dialogo profondo tra materia e coscienza.
Durante questo percorso, ho sentito la mia spalla cambiare, ma non solo: ho percepito che la mia parte sofferente si stava risvegliando. Il dolore diminuiva, il movimento tornava, e insieme a esso una sensazione di leggerezza e consapevolezza.
Ho ritrovato fiducia, forza, e una nuova comprensione del corpo come tempio vivente dell’anima.
La frase che mi accompagna da allora , “Il corpo è l’abito dell’anima” , è diventata la mia verità più profonda. Avevo dimenticato di indossare questo abito con cura, lasciando che si irrigidisce e che si chiudesse. Oggi invece sento il corpo come un tessuto vivo, fluido, che riflette la mia essenza. Prendersi cura del corpo è prendersi cura dell’anima.
Al termine dei 3 workshop svolgerai un test di consapevolezza (breve e non valutativo) per misurare il tuo cambiamento e, se lo desideri, accedere alla Prima Fase Accademica (7 sessioni) con proposta personalizzata.
Nessuna esperienza richiesta; adatto anche a principianti.
Per chi vuole:
Ronit Mandel Abrahami è un’anima che ha scelto di ascoltare profondamente il corpo, la sua intelligenza silenziosa e il suo legame con il divino. Con oltre trent’anni di esperienza nel campo della pedagogia del movimento consapevole, Ronit ha integrato saperi scientifici, tradizioni somatiche e la mistica della Cabala, dando vita a un metodo unico, capace di trasformare la relazione tra corpo, mente e anima.
Nata e cresciuta in Medio Oriente, immersa in danze sacre, studi artistici e discipline corporee, ha attraversato percorsi di anatomia artistica e creativa, riabilitazione funzionale e spiritualità ebraica, mantenendo sempre una profonda fedeltà alla verità dell’essere umano nella sua totalità.
Il Metodo Ronit© non è una mera tecnica e meccanicità, ma una visione incarnata: un invito a risvegliare la coscienza attraverso il corpo, e a trasformare ogni movimento in un atto di verità.
Iscriviti ai 3 Workshop e apri il varco che riporta l’anima alla sua origine.
I posti sono limitati per garantire uno spazio di ascolto autentico.
Prenota il tuo posto ora e inizia il tuo viaggio con il Metodo Ronit©.
Il Metodo Ronit® è un percorso olistico che unisce esercizi di ascolto corporeo e tecniche di mobilizzazione per risvegliare la consapevolezza fisica e spirituale. Favorisce l’autogestione di sé e la capacità di entrare nel ritmo intelligente del corpo: il continuo gioco tra decontrazione e contrazione, in un ciclo che si rinnova, si regola, si armonizza.
Attraverso un percorso che si apre a una molteplicità di movimenti corporei creativi, il corpo viene accompagnato – anche in presenza del dolore – a recuperare la capacità di muoversi con più libertà e possibilità. Non è sufficiente l’esercizio “giusto”: è necessario imparare a ricomporre i frammenti del nostro sistema corporeo in un modo nuovo, oltre gli schemi abituali.
Attraverso esercizi mirati di isolamento muscolare e rilascio miofasciale, il Metodo insegna a percepire e rilassare le aree contratte, riducendo la tensione fisica connessa allo stress, all’ansia e agli automatismi posturali.
È adatto a chiunque desideri migliorare la consapevolezza corporea, gestire dolori cronici, e raggiungere un maggiore equilibrio tra corpo e spirito, indipendentemente dall’età o dall’esperienza.
Sì, il Metodo Ronit® integra concetti di filosofia cabalistica per promuovere l’unità tra corpo e anima, sostenendo una crescita interiore e un’esperienza di benessere completa.
Il Metodo Ronit® porta risultati sia sul piano estetico, sia sulla capacità di autogestione del corpo: dalla vita quotidiana alla pratica di qualsiasi disciplina. Ma l’aspetto più significativo è che il lavoro corporeo si eleva a stato di coscienza, diventando una lente d’ingrandimento sugli aspetti invisibili che albergano nel nostro io profondo e tutto ciò che ci circonda. È un risveglio della percezione, una nuova qualità dello sguardo su di sé e sul mondo.
Il metodo insegna a incorporare la consapevolezza corporea nelle azioni di ogni giorno, aiutando a trasformare i gesti quotidiani in momenti di benessere e centratura.
Imparare ad ascoltare il corpo ci rivela quanto lo abbiamo limitato, costretto e obbligato a conformarsi nel tempo. Il corpo e la psiche sono una sola unità: ciò che leggiamo nel nostro corpo è una manifestazione di ciò che è stato prima nella nostra mente.
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